I talebani fanno sedici morti e feriscono tre italiani

Due attacchi in Afghanistan hanno segnato la rivolta dei talebani contro l'offenisva anglo-americana a Helmand. A Kabul, è stato ferito un alpino italiano da un ordigno sulla strada, probabilmente azionato a distanza. Ma l'attacco più grave è stato in un bazaar nella provincia occidentale di Farah: ci sarebbero almeno venti vittime, tra cui forse anche il governatore della provincia, Rohul Amin. Quest'area del paese è delicata: è qui che fuggono i talebani sotto attacco nel sud. A Helmand infatti ci sono stati almeno 150 talebani uccisi, numerosi bunker e postazioni nemiche distrutte e nove grandi depositi contenenti razzi, mine mortai e ordigni esplosivi individuati.
15 MAG 08
Ultimo aggiornamento: 19:04 | 8 AGO 20
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Kabul. Due attacchi in Afghanistan hanno segnato la rivolta dei talebani contro l'offenisva anglo-americana a Helmand. A Kabul, è stato ferito un alpino italiano da un ordigno sulla strada, probabilmente azionato a distanza. Ma l'attacco più grave è stato in un bazaar nella provincia occidentale di Farah: ci sarebbero almeno venti vittime, tra cui forse anche il governatore della provincia, Rohul Amin. Quest'area del paese è delicata: è qui che fuggono i talebani sotto attacco nel sud. A Helmand infatti ci sono stati almeno 150 talebani uccisi, numerosi bunker e postazioni nemiche distrutte e nove grandi depositi contenenti razzi, mine mortai e ordigni esplosivi individuati. Questo il bilancio provvisorio dell’operazione “Be Free” lanciata il 28 aprile dai 2.400 soldati statunitensi della 24a Marines Expeditionary Unit affiancati da unità britanniche nel distretto di Garmser, probabilmente il santuario talebano più difficile da espugnare nell’infuocata provincia di Helmand. Per comprendere i motivi che rendono di rilevanza strategica il controllo di quest’area è sufficiente guardare una mappa. A nord il fiume Helmand corre lungo quasi tutto il confine del distretto e viene utilizzato come “autostrada” per far affluire rifornimenti ai talebani attivi nell’intera provincia. A est Garmser confina con la provincia di Kandahar e a sud con il Balucistan pachistano, dove si trovano le retrovie e i campi di addestramento talebani. Garmser costituisce quindi la base logistica avanzata e il punto di transito e concentramento delle forze jihadiste destinate a operare in tutta la provincia di Helmand. Nel settembre 2006, dopo l’offensiva talebana che investì tutti i fortini britannici posti a presidio dei distretti di Helmand, il contrattacco scatenato con il supporto delle truppe statunitensi di Enduring Freedom non riuscì a chiudere in una sacca i talebani in ritirata.

L’offensiva quasi segreta
Troppo poche le unità di fanteria disponibili per sigillare il confine pachistano e accerchiare il nemico e quelle alleate presenti in altri settori dell’Afghanistan non erano impiegabili a causa dei caveat posti da molti paesi europei all’impiego delle proprie truppe. Ora la tattica messa a punto dal Regional Command South di Kandahar prevede di impiegare i rinforzi statunitensi assegnati a questo fronte fino a novembre per anticipare le mosse talebane e stroncare preventivamente ogni possibilità di scatenare un’offensiva estiva. Per farlo occorre eliminare le postazioni, le basi logistiche e i depositi di armi ed esplosivi disseminati tra il confine pachistano e il fiume Helmand. Per questo il distretto d Garmser è al centro di un’offensiva poco pubblicizzata ma di grande rilievo strategico che ha visto 2.400 marines raggiungere con veicoli leggeri ed elicotteri la guarnigione britannica della Forward Operating Base Dwyer a circa 15 chilometri dal capoluogo del distretto. La conquista della cittadina di Garmser, da oltre due anni controllata dai talebani, ha richiesto pochi giorni, dopo i quali è iniziata l’avanzata verso il confine pachistano che vede impegnati circa 1.200 marines e 200 britannici del 2° battaglione del Royal Regiment of Scotland che ben conoscono il terreno e anticipano le truppe americane.
“Con il supporto dei nostri alleati stiamo guadagnando terreno assumendo il controllo delle strade che attraversano il distretto”, ha dichiarato il colonnello Peter Petronzio, comandante della 24a MEU, mentre secondo il comandante britannico della Task Force Helmand, generale di brigata Mark Carleton-Smith, “l’operazione ha scardinato il controllo talebano dell’area”.

Forze insufficienti
Londra schiera a Helmand la gran parte degli 8.500 militari dislocati in Afghanistan ma la massiccia presenza talebana rende insufficienti queste forze che pure rappresentano il secondo contingente alleato dopo quello degli Stati Uniti. I britannici hanno assegnato la gran parte delle truppe al nord e al centro di Helmand mentre nel sud e soprattutto a Garmser sono state sempre impiegate piccole guarnigioni o unità d’assalto delle forze speciali dirette a colpire obiettivi specifici. La disponibilità dei rinforzi statunitensi (truppe scelte e con grande esperienza nella controguerriglia e che hanno combattuto contro al Qaida nella provincia irachena di al Anbar) ha reso possibile, per la prima volta, lo sviluppo di un’azione di bonifica che sembra dare risultati incoraggianti grazie anche a un intenso supporto aereo fornito dagli Harrier della Royal Air Force, ma anche da jet statunitensi e dai Mirage e Rafale francesi di stanza a Kandahar. Il massiccio impiego di aerei ed elicotteri anche in compiti di ricognizione ha consentito di sventare un’imboscata tesa ai marines e le bombe sganciate dai jet americani hanno ucciso ieri una decina di miliziani. Secondo fonti governative, l’intensità delle operazioni ha indotto alla fuga circa 6.000 civili per i quali il governatore, Gulab Mangal, ha organizzato un campo profughi nel capoluogo provinciale di Lashkar Gah. L’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) a Kabul ha confermato che circa 1.200 famiglie del distretto di Garmser sono fuggite a causa dei recenti combattimenti.